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sabato 23 aprile 2011

Testo integrale di "Descolarizzare la società", Illich 1971

http://www.altraofficina.it/IvanIllich/Libri/Descolarizzare/descolarizzare.htm


Ecco l'inizio del libro:

Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola: gli insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica: quanto maggiore è l'applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l'escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore.

Molto promettente

venerdì 22 aprile 2011

Pippi Calzelunghe va bene

Per fortuna che anche le mamme scrivono i libri! Astred Lindgreen inventò Pippi Calzelunghe per la sua bambina ammalata di polmonite. Pippi non ha metafore e simboli insidiosi come Pinocchio, è coscientemente incosciente e sinceramente bugiarda. Rimando a questo post http://sospesaneltempo.blogspot.com/2009/06/pippi-calzelunghe.html e allego solo i disegni di Superbimba che a me sembrano eccezionali (abbiate pazienza, sono la mamma!). Sono di qualche mese fa, aveva più o meno 4 anni e 4 mesi.


Pippi, tommy ed Annika sul cavallo zietto, a sinistra i genitori di Tommy ed Annika. questo lo ha regalato alla sua Sorellina...

giovedì 21 aprile 2011

Niente Pinocchio, per carità!

Lo so che questo post potrà farmi sembrare fortemente disturbata. Non ho mai potuto soffrire alcuni testi sacri della letteratura cui un bambino difficilmente può sfuggire andando alla scuola pubblica: Pinocchio ed il Piccolo Principe. Il Piccolo Principe fui costretta a leggerlo alle medie: per me fu intollerabilmente noioso, metafore banali il cui significato non mi ha mai ispirato un tema d’italiano sebbene il mio solerte (poverino, faceva pure del suo meglio) insegnante d’italiano avesse inserito una traccia su di esse in tutti i compiti dell’anno. I significati che sentivo dibattere tra l’insegnante ed alcuni miei compagni mi parevano talmente ovvi che, davvero, non potevo credere avessero bisogno di essere discussi per venir fuori e fatico a crederlo persino oggi!!! Per me i miei compagni conversavano col prof. per fargli perdere tempo. Io stavo perdendo tempo. Pinocchio poi! Sono sempre stata allergica a Pinocchio, inconsapevolmente è chiaro, benché bambina i miei anticorpi mentali erigevano spontanee ed alte difese alle metafore che non potevo capire ma percepivo i subdoli tentativi di inculcarmi qualcosa... Ora che sono grandicella e leggiucchio un po’ di tutto ho assodato che tutto ciò che è simbolo, se questo simbolo non è riconosciuto come tale, crea un condizionamento. Cosa vedo in Pinocchio? Un maschio, Geppetto, che si crea un figlio (frutto della sua mente e delle sue mani, non c’è amore una mamma naturale) per dare un senso alla sua vita (egoismo, narcisismo). E’ DI LEGNO E DEVE ANDARE A SCUOLA PER DIVENTARE UN BRAVO BAMBINO. Nel gatto e la volpe ci vedo dei tutori: come fanno molto genitori, purtroppo, lo inducono a seppellire le monete d’oro (a ignorare il suo talento). Questo figlio di legno dovrà traghettare fuori dalla Balena (rievocazione della nascita, come altre balene famose, si vedano Giona e Moby Dick) il padre e solo in quel momento diverrà un bambino VERO, solo quando avrà fatto superare al padre il trauma della sua nascita. Ma ci vuole anche una fatina, un elemento femminile (una sorella?) perché si compia questa magia liberatoria per padre e figlio e ciascuno vada ad occupare, felicemente, il suo posto accettato dalla società. AIUTO. Potrei aver tranquillamente sbagliato qualche passaggio, potrei aver travisato anche tutto, ma non sono i dettagli dell’interpretazione che contano. Per me è evidente la complessità insidiosa del libro. Se Il Piccolo Principe è troppo ingenuo, certo Pinocchio non è un libro per bambini.

mercoledì 17 febbraio 2010

Albert Einstain, una citazione

E' un vero miracolo che i metodi moderni di istruzione non abbiano ancora completamente soffocato la sacra curiosità della ricerca: perché' questa delicata piantina, oltre che di stimolo, ha soprattutto bisogno di libértà... E' un gravissimo errore pensare che la gioia di vedere e di cercare possa essere suscitata per mezzo della coercizione e del senso del dovere.
Al contrario, io sono convinto che si riuscirebbe persino a togliere voracità a una robusta fiera, se fosse possibile costringerla con una frusta a mangiare continuamente, anche quando non fosse affamata, specialmente se il cibo che le venisse dato con questa forma di coercizione fosse scelto in modo adeguato ...."

martedì 7 aprile 2009

Devo leggere questo libro!

Non avete bisogno di sapere tutto per insegnare ai vostri figli. L'Homeschooling non è e non deve essere come la scuola e il genitore non deve essere il classico insegnante. Potrete invece essere una guida, e accompagnare i vostri figli nelle loro ricerche ed esplorazioni, anche sugli argomenti che non conoscete.
A volte hanno bisogno semplicemente di parlare, di scherzare, di giocare. A volte hanno bisogno di tenerezza, simpatia, conforto. La maggior parte del tempo hanno bisogno di far parte della vostra vita, o almeno di non venirne esclusi. Di frequentare alcuni dei posti nei quali andate voi, di vedere alcune delle cose che vi interessano, di conoscere alcuni dei vostri amici, di sapere cosa facevate da bambini, o prima che loro nascessero. Hanno bisogno di una risposta alle loro domande. Hanno bisogno che, se non conoscete la risposta, sappiate dire "non lo so". (...) Hanno bisogno di avere qualche amico della loro età, non decine, ne bastano due o tre. (...) E soprattutto hanno bisogno di intimità, solitudine, calma, di momenti in cui non c'è niente da fare.


John Holt, Teach your own

lunedì 27 ottobre 2008

Leggere a tre anni
Glenn Doman
Armando editore, 11 euro


Considerazioni mie
Non voglio nemmeno entrare nel merito della questione: l'intelligenza è una dote genetica o ambientale? Non mi interessa proprio. A me interessa nutrire e divertire la mia Superbimba, darle l'opportunità di arrivare fini dove può. Stop.
Doman si accorse, oltre 50 anni fa, che i bambini cerebrolesi possono imparare a leggere a tre anni e che impadronirsi di questa abilità così precocemente amplia le possibilità di sviluppo anche in altre aree cognitive. Se ci riuscivano i bambini cerebrolesi, a volte proprio immobilizzati e seriamente privati di uno sviluppo motorio regolare, perchè non potevano farlo i normodotati?
Principalmente perchè non ne hanno l'opportunità.
Vale la pena leggerlo per la grande fiducia che ripone nei genitori, e specificamente nelle mamme: nessuno meglio di noi può osservare, aiutare e motivare i figli ad imparare.
Vale la pena provare il metodo perchè, anche se nel nostro caso lo abbiamo prima sospeso poi ripreso ma accompagnato ad altre attività, provarlo anche solo per uno o due mesi dimostra chiaramente ed inconfutabilmente che i bambini imparano qualsiasi cosa purchè gliene sia data la possibilità ed il clima familiare sia gioioso.

lunedì 20 ottobre 2008

Homeschooling

Ho trovato questo articolo recentissimo, il più completo fino ad ora.
Oltretutto proviene da fonte "autorevole".
Che dire... facendo qualunque scelta si rinuncia a una opportunità in favore di un'altra. Quest'altra, la scuola familiare, mi sembra sempre più la migliore considerate le risposte di Superbimba, la nostra famiglia, il contesto in cui ci troviamo.

Vedi l'articolo a pag. 19
http://www.basilicata.istruzione.it/allegati/2008/nodo_30.pdf

sabato 18 ottobre 2008

Ho trovato una letterona di un'altra mamma...

Sono in perfetto accordo!

La non scuola di mio figlio
Sono la mamma di un bimbo di quasi 6 anni che lo scorso 16 settembre ha varcato per la prima volta la soglia della locale (ed unica) scuola elementare. Nonostante tentativi al limite del condizionamento psicologico da parte del personale dirigente dell’Istituto Comprensivo in questione (che, in realtà, di ‘comprensivo’ ha solo il nome), siamo riusciti ad iscriverci in prima con qualche mese d’anticipo, visto che il pargolo è nato a febbraio ’99. Mi si domanderà perchè ho insistito a volerlo mandare a scuola. Per un semplicissimo motivo: il bambino voleva imparare a leggere ed all’asilo (pardon, scuola materna) non era possibile farlo. Inoltre quest’estate, girellando su internet, mi sono imbattuta nelle opere di Glenn Doman, l’americano che mezzo secolo fa si era accorto che i bambini cerebrolesi di 3 anni erano in grado di imparare a leggere e ciò era per loro, per il loro sistema nervoso centrale, la migliore terapia, perchè sviluppava ed organizzava i circuiti neuronali. Ma voi saprete certamente chi è e cosa ha fatto Glenn Doman e la sua Gentle Revolution. Avendo mio figlio ormai superato i 5 anni, abbiamo optato per la scuola. Mai scelta fu peggiore, e, comunque, anche se avessi aspettato un anno, sempre mi sarebbe toccato l’amaro boccone! Purtroppo alla scuola del cosiddetto obbligo non si può sfuggire, e sempre più comprendo la fuga di Guareschi all’idroscalo il primo giorno di scuola della piccola Carlotta.
Qual’è il mio bilancio dopo tre mesi tra i banchi? Solo questo: se non fossi costretta a lavorare tutti i giorni fino alle 3 del pomeriggio, sceglierei senz’altro, extrema ratio, l’ homeschooling, la scuola familiare. Vi sembro esageratamente pessimista o morbosamente attaccata a mio figlio? Può darsi, ma io non riesco a digerire a cuor leggero che la mente di mio figlio venga ‘ottusa’ (da ottundere), resa opaca, anestetizzata da mediocri funzionari statali che, se almeno fossero buoni funzionari statali, obbedirebbero alle leggi vigenti e non userebbero i bambini come scudi umani per la propria ideologica e crassa ignoranza. Non solo non sono educatori (da e-ducere), ma neppure ligi funzionari. Ebbene, dopo tre mesi, mio figlio non ha più alcun desiderio di leggere, ma è stato convinto da forza maggiore (almeno 60X3= 180 chilogrammi di maestre coalizzate) che dovere del buono scolaro è compilare stupide schede fotocopiate, riempire gli spazietti lasciati vuoti, bontà loro, da pedagoghi che per mesi hanno cercato di convincerlo che c’è un topo che vede il mare. Proprio così: per quasi due mesi questo topo è stato lì, a vedere il mare; forse, poi, ha trovato la forza di fuggire ed è stato sostituito da una sirena, che, almeno, è abituata alle marine.
La maestra di italiano mi dice che sa leggere, ma non capisco se sia una pietosa bugia (ispirata da una pietà che non ho mai chiesto) o se la novella Montessori sia veramente convinta di quello che va dicendo. Il bambino non sa leggere: conosce, o, meglio, riconosce visivamente alcuni grafemi (si dice cosi?). E’ una specie di cane di Pavlov umano, il mio povero bimbo: lui che a casa parla di tutte le specie di serpenti e sa dove vivono, che riconosce i vari paesi sulla carta geografica, che parla della guerra di Troia con l’entusiasmo di Achille e di Tutankhamon con la serietà di un sommo sacerdote; lui cui brillano gli occhi a sentire il racconto delle gesta di Cesare in Gallia.....è stato abbandonato su una spiaggia in compagnia di uno sperduto topolino che vede il mare!
Non sa scrivere. Mi spiego meglio: è mancino e scrive malissimo. Prima ci siamo confrontati con lo stampato maiuscolo, poi con quello minuscolo (terribilmente difficile ed inutile per le sue maldestre manine), ora siamo al corsivo, che, faticosamente, cerco di fargli imparare. Ho supplicato le maestre di dargli un po’ di compiti, per farlo esercitare a casa e non creare nella sua mente una sorta di scuola-ombra casalinga: niente da fare. Non vogliono che il bambino si affatichi: ora il bimbo piange perchè si rende conto di scrivere male. Bel risultato, davvero! Moderne psicologhe, così attente a non ferire gli animi infantili da non accorgersi che il bambino soffre di più a vedere che scrive male che a fare il compito, che lo avrebbe aiutato a superare le proprie difficoltà!
Ho preso ferie durante le vacanze di Natale e siamo rimasti a casa: il maltempo ci è venuto incontro costringendoci a lunghe ore domestiche. Facciamo brevi esercizi, 10-15 minuti, diverse volte al giorno: un po’ leggiamo, scriviamo brevi pensierini, giochiamo a cambiare i tempi verbali delle frasi, a fare le rime con le parole. Ma mi accorgo che il bambino non ha mai sentito la parola consonante, nè sillaba, che non sa che il punto e la virgola si scrivono in basso a destra, mentre l’accento va in alto. A dire il vero non sa nemmeno a cosa servano questi segni. Tutto gli viene dato in pasto alla rinfusa, senza spiegazione: forse sperano che capisca da solo, che ricavi da solo il significato dei segni? Ma che lingua pensano di stare insegnando? Il bambino cerca le regole, assetato di certezze com’è, ma è peggio del suo amico topo: quello vede il mare, questo vi è immerso......e non sa nuotare! Se io gli dico:”Il punto si mette qui, perchè vuol dire che la frase è finita”, sono sicura che metterà il punto ogni volta che penserà che la frase sia finita. Perchè non glielo dicono? Eppure le maestre sono sempre così impeccabili, con quel loro gergo a metà tra il politichese ed il sindacalese: obiettivi, progetti, competenze, abilità, percorsi formativi. Sembrano moderne riviste in carta patinata, ma piene solo di pubblicità: da leggere non c’è niente. Alla riunione dei rappresentanti di classe (mi sono messa rappresentante dei genitori, nella speranza di capire qualcosa di questa armata Brancaleone) le insegnanti, visibilmente fiere delle proprie performances, hanno annunciato, tra i vari ‘progetti’, il varo del Progetto Lettura. Ohibò, avrebbe detto mia nonna, ragazza del ’99: cos’è mai questo Progetto Lettura? Non è lo scopo principale della prima elementare imparare a leggere? Non si legge ad alta voce, tutti i giorni in aula? Eh, no, cari i miei brontosauri: c’è lettura e lettura, e qui si tratta di una lettura di alto lignaggio. Le docenti hanno spiegato, obtorto collo, alla plebaglia presente, che trattasi di lettura di un libro (un libro? un libro vero? aiuto!) o, meglio, un libro illustrato (volevo ben dire! abbiamo rischiato grosso!) in classe ed alla fine del ‘progetto’ varcherà la soglia dell’aula, maestoso ed accolto da un tripudio di pargoli e maestre in delirio, un illustratore, vero questa volta, di libri per l’infanzia, che mostrerà ai pargoli le finezze dell’arte illustratoria. Sono davvero confusa: io in terza elementare passavo i pomeriggi a divorare i libri di Giulio Verne, in quelle edizioni cartonate in cui vi erano solo sei o sette illustrazioni, in tavole inserite tra una pagina e l’altra, e mai al posto giusto nello svolgersi della storia. Di solito le guardavo tutte prima di iniziare a leggere il libro, ma, poi, durante la lettura, mi davano fastidio, perchè interrompevano la mia immaginazione. Mi sento un animale in via di estinzione e per me il WWF non spende una parola!
Ora devo smettere perchè sto espandendomi come una supernova, ma sentite l’ultima chicca. Alle 27 ore obbligatorie si sono aggiunte 3 ore facoltative, di ‘laboratorio’, importantissimo, secondo le maestre. Si tratta di un ‘laboratorio teatrale’, il che null’altro significa, se non le vecchie ‘scenette’, che la vecchia maestra ci faceva fare quando ci vedeva ormai stanchi: peccato che queste ore ‘facoltative’ vengano svolte la mattina, e l’italiano il pomeriggio!
Secondo le maestre mio figlio chiacchiera troppo: grazie a Dio ha un buon carattere e si limita a chiacchierare per far passare 4 od 8 ore a scuola! Ma forse vorrebbe scappare col topo!


Rita Bettaglio
(questa lettera viene da http://www.cnadsi.it/vocegf05.htm)

mercoledì 1 ottobre 2008

PREGIUDIZI DIFFUSI

Ho trovato anche quest'altro articolo...
http://www.psicologiaclinica.eu/public/bambini%20precoci.html

"I bambini intellettivamente dotati devono essere trattati come gli altri, restare in classe con i propri coetanei e fare le cose che fanno i bambini della loro età"
In realtà, il bambino precoce ha un'età mentale di due o tre anni maggiore dell'età cronologica: costringerlo ad adeguarsi al livello dei propri coetanei significa forzarlo ad una condizione innaturale di noia e insofferenza, piuttosto che aiutarlo a svilupparsi serenamente.
"E' bene evitare di rimandare al bambino una immagine di superiorità intellettiva, per evitare che sviluppi una personalità con aspetti narcisistici"
Il bambino precoce generalmente è già consapevole di avere un funzionamento psichico diverso e più efficente dei propri coetanei, sulla base delle informazioni che raccoglie osservando l'ambiente relazionale. Negare, da parte degli adulti, che il bambino è più dotato dei compagni, significa comunicargli che una parte di lui è socialmente inaccettabile e da nascondere.Il bambino precoce dovrebbe essere aiutato ad integrare questa sua specifica caratteristica personale nella propria immagine di sè: una educazione attenta a riconoscere la precocità, assecondando gli interessi del bambino, ma evitando di proiettare su di lui le aspettative genitoriali di successo e/o superiorità, è la via migliore per favorire uno sviluppo equilibrato.
"Non bisogna sovraccaricare il bambino, anche se sembra più intelligente della media"
Il bambino con precocità intellettiva ha la necessità, psichica e biologica, di essere stimolato: se gli adulti non gli forniscono gli stimoli di cui ha bisogno, li cercherà autonomamente.Il problema di sovraccaricare il bambino riguarda l'abitudine di richiedere al bambino che abbia comportamenti da adulto: costanza ed impegno negli interessi (sport, attività, etc), completamento di percorsi iniziati (corsi, attività sportive), realizzazione perfetta e completa di compiti (scolastici e non). I bambini in generale, e in misura maggiore i bambini con precocità intellettiva, hanno invece la necessità di cercare stimoli interessanti, di studiarli e conoscerli, e poi di abbandonarli quando l'interesse si è esaurito, magari per tornarvi mesi dopo. Questo modo di interessarsi all'ambiente riconosce determinanti biologiche nello sviluppo del Sistema Nervoso Centrale (Encefalo e strutture annesse), che in età infantile è estremamente rapido, mutevole e caratterizzato dai c.d. "periodi finestra", momenti specifici e di durata limitata in cui il cervello sviluppa e stabilizza singole funzioni. L'azione educativa deve seguire il naturale processo di sviluppo neuropsicologico:- assecondando gli interessi specifici del bambino, fornendo gli stimoli che richiede e lasciando che li esplori autonomamente, per poi abbandonarli se hanno esaurito la loro funzione;- evitando di forzare il bambino a seguire attività, quando non dimostra più interesse, aspettandosi comportamenti tipici degli adulti maturi;- lasciando che il bambino sperimenti in modo autonomo e creativo, dando aiuto e spiegazioni solo se richiesto, evitando di imporre modelli di svolgimento del compito tipicamente adulti (completezza, perfezione formale, standard qualitativi elevati).
"Un bambino molto intelligente non ha necessità di essere aiutato"
La precocità intellettiva rappresenta un problema per alcuni bambini, perchè li espone a fenomeni di esclusione dal gruppo di coetanei, li rende più sensibili e quindi più esposti alle sofferenze emotive, può comportare problemi scolastici a causa della desincronia rispetto ai programmi e al resto della classe.Come ogni bambino, anche il bambino precoce dipende dagli adulti e deve essere aiutato a crescere secondo le proprie potenzialità, e a superare le sue specifiche difficoltà.
"I bambini iperdotati sono pochi rispetto ai bambini con il problema opposto"
Il fenomeno della iperdotazione cognitiva è sottostimato, perchè in Italia non è diffusa una consapevolezza rispetto alla sua esistenza. Nei paesi in cui è diffusa una cultura della valorizzazione del talento precoce, la numerosità delle scuole e delle classi speciali fornisce una indicazione della sua frequenza. Inoltre, statisticamente un bambino su 100 ha un anticipo di sviluppo di due anni rispetto ai coetanei.

domenica 28 settembre 2008

Il disegno dei bambini

Eleonora Cannoni
Il disegno dei bambini
Carrocci editore, 10 euro + 3,5 la spedizione

E' un volume di un centinaio di pagine che introduce all'interpretazione del disegno dei bambini: materia controversa, ho visto, e su cui non ci sono molte certezze. Ci sono le teorie principali e i test da somministrare a bambini di diverse età. Magari quando Superbimba raggiungerà l'eta anagrafica per farli potrei proporglieli, vedremo.
La teoria stadiale (evoluzione del disegno per gradi di maturità) è soggetta a molte critiche, al punto che penso proprio che la raccolta dei disegni che sto facendo abbia un valore più che altro relativo solo all'evoluzione di Superbimba in particolare (ho scritto una mail all'autrice, vediamo se mi risponde).
Superbimba, infatti, ha saltato sicuramente degli stadi intermedi oppure vi ha transitato talmente velocemente che nemmeno me ne sono accorta.
Lo scarabocchio disordinato è durato "niente", forse qualche giorno, la fase dello scarabocchio elementare invece me la ricordo ma era talmente piccola che non ne ho tenuto traccia (avrà avuto meno di 16 mesi): riempiva tutto il foglio, linee tutte verticali, poi tutte orizzontali... niente incroci (sono comparsi intorno-dopo i 20 mesi mi pare). Le ho comperato presto degli album con disegni da colorare ed immediatamente ha puntato sugli occhi dei personaggi, sui piedi, sulle mani, sulle pance.
Niente segni casuali sugli album.
Stadio del realismo fortuito - Fu lei a dirmi che una linea orizzontale ma un po' curva era un serpente (lo disse spontaneamente proprio mentre lo faceva), quando ha cominciato a fare linee curve più o meno chiuse ha attribuito subito un nome al risultato "palla", entro 18 mesi le ho potuto chiedere di disegnarmi serpenti e palle e lei sapeva come farli.
Lo stadio pittorico... mi sa che ci siamo ora, ma non so che dire...
Sembra che Superbimba scelga soggetti adatti alla sua capacità (i pesci), inoltre è già comparsa la figura umana (il disegno "bimbo con mamma" che ho messo come foto del mio profilo, lo ha fatto proprio spontaneamente, era da sola e mi ha chiamato dopo per mostrarmelo).
Circa l'uso del colore, nel momento in cui ho dato un nome ai colori lei li ha riconosciuti (anche se pronunciava il nome di pochi); sceglieva, e lo fa tuttora, colori forti che stacchino bene dal fondo, ma allo stesso tempo in diverse occasioni, cambiava colore a suo gusto (come nei "teletubbies a facce alterne"). Sarà da questa estate che "sa" che gli alberi hanno il tronco marrone e la chioma verde... a volte li fa giusti, a volte ha in mano un bel viola e riempie tutto di viola.

Visto che ha una certa importanza, vado ad aggiungere ai vecchi post sul progresso nel disegno (http://lascuoladeigenitori.blogspot.com/search/label/progressi%20nel%20disegno) quale è stato il mio eventuale intervento, se ho guidato Superbimba nel fare il disegno ed in che modo.

sabato 13 settembre 2008

Lo sviluppo psicologico

M. Chiara Levorato
Lo sviluppo psicologico - Dal neonato all'adolescente
Piccola Biblioteca EINAUDI, 21 euro.

E' un testo universitario ma leggibilissimo, la materia è presentata con ordine e si può consultare facilmente scorrendo i capitoli dell'indice per cercare l'area dello sviluppo che interessa (motorio piuttosto che sociale). Lo sto praticamente studiando.

Attenzione, argomenti di psicologia quotidiana non trovano posto in questo libro come pure nei corsi accademici di psicologia (ho consultato il piano di studi proposto da diverse università): non c'è niente sul "carattere" dei bambini e sulle decisioni quotidiane che prende il genitore. Mi spiego meglio: non c'è niente sui capricci, la disciplina (sculaccione o no?), la caparbietà, le paure (rumori forti, insetti, ecc... Superbimba non ha paura del buio) a meno che non si vada sul "patologico".
C'è un sacco di roba sui bambini con qualsiasi genere di difficoltà (cosa molto giusta), ma addirittura più che sui bambini normali? I bambini dotati poi, non sono granché oggetto di ricerca: non ho trovato un corso o un libro che ne parli.

lunedì 21 luglio 2008

Il signore delle mosche

Mi sono imbattuta in questo romanzo del premio nobel per la letteratura William Golding quando ancora non pensavo alla scuola familiare (scuola paterna, in america dicono homeschooling): non ero nemmeno fidanzata in quel periodo.
Mi colpì moltissimo e volli vedere anche i due film che ne furono tratti.
Ho saputo che il ministero dell'istruzione lo ha inserito nelle letture consigliate ai ragazzi per conoscere e combattere il bullismo.

L'autore
Con piacevole sorpresa ho saputo che W. Golding, prima di dedicarsi interamente alla scrittura,
è stato maestro in un asilo steineriano e poi insegnante elementare: è dalla sua esperienza con i bambini che nasce questo inquietante romanzo.

La trama
Un aereo trasporta in un luogo sicuro una scolaresca di inglesi "per bene", di buona famiglia, mentre è in corso un conflitto mondiale. L'aereo precipita in un'isola deserta e bellissima dove non manca di che vivere (c'è l'acqua, frutta, maiali) e gran parte dei bambini sopravvive indenne all'impatto. I bambini si trovano da soli, senza alcun adulto; hanno un'età che può variare dai 5 ai 12 anni e si capisce che la scuola che frequentavano doveva essere di quelle di impostazione un po' militaresca, con gerarchie e ruoli ben definiti: il capoclasse, il capocoro, il caposquadra...ecc.
Sembra naturale che bambini così civili eleggano un capo tra i ragazzi più grandi, un capo che pensi ad accendere un fuoco visibile da una eventuale nave di passaggio, però...
Dopo un inizio entusiasmante ed avventuroso, rapidamente gli antagonismi tra i ragazzi, lo scontro di diverse personalità, l'invidia dell'intelligenza (guarda caso il meno dotato fisicamente è il più intelligente) portano la piccola comunità al tracollo e in un crescendo di violenza, incapaci di intendere cosa stanno facendo, all'omicidio. Il primo bambino muore per via di un fuoco mal controllato, il secondo sbuca di corsa dal buio e viene ucciso dal gruppo impaurito (si capisce bene che qualcuno colpisce senza vedere, ma qualcun altro ha riconosciuto la figura umana e colpisce lo stesso), il terzo viene ucciso deliberatamente alla luce del giorno davanti a tutti: si tratta proprio del saggio Piggy. Il capo eletto democraticamente, ormai solo, verrà cacciato come un animale da tutti i bambini rimasti al seguito del più forte. Si salverà grazie alla provvidenziale ricomparsa degli adulti giunti sull'isola per salvarli.

Considerazioni
La penso proprio come W. Golding, in un gruppo molto numeroso di bambini può solo emergere il più forte, cioè il più violento. Penso che la cosiddetta socializzazione secondaria di cui dovrebbe essere teatro la scuola, la socializzazione nel gruppo dei pari (un gruppo omogeneo, senza gerarchie), nella scuola non possa avvenire se non per un caso del tutto fortuito. Il gruppo dei pari non esiste. Quando i bambini o le bambine sono in 4 o 5, sono già abbastanza perchè non appena l'adulto volta le spalle uno di loro si imponga come leader... e quando il leader fa la battuta, tutti devono ridere. Certo che "in natura" può costituirsi un costruttivo gruppo di pari tra bambini (vedi il variegato ombrellone di bambini che ho tirato su al mare, 6 bimbi + la mia Superbimba, tutti di età diversa), ma non è detto che siano proprio quei 3 nati lo stesso giorno, quei 4 vicini di banco... tanto meno quei 20 della classe o quei 500 della scuola. La scuola compone le classi unicamente in base all'età anagrafica dei bambini, affidandone una ventina ad un solo adulto.
Credo anche che la sensazione di grande peggioramento della scuola sia sul fronte della disciplina che sul fronte della didattica che ci testimoniano i nostri vecchi non sia affatto retorica. Il peggioramento della didattica è oltremodo evidente (facciamo fare in quinta elementare l'esame che hanno fatto i nostri nonni negli anni '50? Proviamo?), quello della disciplina forse un po' meno: del bullismo sento troppo dire che "c'è sempre stato"... Almeno un tempo gli insegnanti non sparivano alla ricreazione e se c'erano dei problemi disciplinari questo era un disonore per la famiglia che collaborava di più con la scuola. Non sono certo le bacchettate che si devono rimpiangere, ma la costante presenza dell'adulto: se l'adulto sparisce le peggiori dinamiche di gruppo non tardano ad instaurarsi, se l'adulto sparisce il disabile finisce su youtube.