L'istruzione è obbligatoria, non la scuola. Penso di occuparmi personalmente dell'istruzione della mia Superbimba (nata nell'estate 2006) e della sua Sorellina (nata a febbraio 2009). Devo raccogliere le idee, organizzarmi sul fronte lavoro, casa e attività didattiche vere e proprie. Infine è nato anche Lo Stupendo a gennaio 2012! Questo blog è il mio diario.
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giovedì 21 aprile 2011
Niente Pinocchio, per carità!
Lo so che questo post potrà farmi sembrare fortemente disturbata. Non ho mai potuto soffrire alcuni testi sacri della letteratura cui un bambino difficilmente può sfuggire andando alla scuola pubblica: Pinocchio ed il Piccolo Principe. Il Piccolo Principe fui costretta a leggerlo alle medie: per me fu intollerabilmente noioso, metafore banali il cui significato non mi ha mai ispirato un tema d’italiano sebbene il mio solerte (poverino, faceva pure del suo meglio) insegnante d’italiano avesse inserito una traccia su di esse in tutti i compiti dell’anno. I significati che sentivo dibattere tra l’insegnante ed alcuni miei compagni mi parevano talmente ovvi che, davvero, non potevo credere avessero bisogno di essere discussi per venir fuori e fatico a crederlo persino oggi!!! Per me i miei compagni conversavano col prof. per fargli perdere tempo. Io stavo perdendo tempo. Pinocchio poi! Sono sempre stata allergica a Pinocchio, inconsapevolmente è chiaro, benché bambina i miei anticorpi mentali erigevano spontanee ed alte difese alle metafore che non potevo capire ma percepivo i subdoli tentativi di inculcarmi qualcosa... Ora che sono grandicella e leggiucchio un po’ di tutto ho assodato che tutto ciò che è simbolo, se questo simbolo non è riconosciuto come tale, crea un condizionamento. Cosa vedo in Pinocchio? Un maschio, Geppetto, che si crea un figlio (frutto della sua mente e delle sue mani, non c’è amore una mamma naturale) per dare un senso alla sua vita (egoismo, narcisismo). E’ DI LEGNO E DEVE ANDARE A SCUOLA PER DIVENTARE UN BRAVO BAMBINO. Nel gatto e la volpe ci vedo dei tutori: come fanno molto genitori, purtroppo, lo inducono a seppellire le monete d’oro (a ignorare il suo talento). Questo figlio di legno dovrà traghettare fuori dalla Balena (rievocazione della nascita, come altre balene famose, si vedano Giona e Moby Dick) il padre e solo in quel momento diverrà un bambino VERO, solo quando avrà fatto superare al padre il trauma della sua nascita. Ma ci vuole anche una fatina, un elemento femminile (una sorella?) perché si compia questa magia liberatoria per padre e figlio e ciascuno vada ad occupare, felicemente, il suo posto accettato dalla società. AIUTO. Potrei aver tranquillamente sbagliato qualche passaggio, potrei aver travisato anche tutto, ma non sono i dettagli dell’interpretazione che contano. Per me è evidente la complessità insidiosa del libro. Se Il Piccolo Principe è troppo ingenuo, certo Pinocchio non è un libro per bambini.
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