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Visualizzazione post con etichetta socializzazione a scuola. Mostra tutti i post
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domenica 3 luglio 2011

Sempre più contraria alla scolarizzazione!

Oggi Superbimba ha conosciuto la bambina D.
Mi ha cercato un attimo con gli occhi e mi ha detto "posso andare a giocare sotto il suo ombrellone?". Bene, almeno me lo ha chiesto, assicurandosi che io sapessi dov'era.
Dopo un po' la vedo tornare sputando.
Le ho chiesto cosa fosse successo, mi ha risposto seria ma tranquilla "eh, mi ha tirato la sabbia in bocca due volte e sono andata via".
Ho risposto senza battere ciglio "va bene, se non stavi più bene hai fatto bene a venire via, mica ci devi stare per forza" credendo al racconto + approvando la sua fondamentale libertà di scegliere con chi giocare, cosa sopportare e cosa non sopportare.
Libertà, queste, sacrosante anche se Superbimba avesse fatto o detto qualcosa per provocare la bambina D. Se Superbimba vorrà giocare ancora con la bambina D., vuol dire che contratterà liberamente le regole del gioco insieme.

A scuola lo stesso episodio avrebbe provocato l'unanime pressione educativa sul concetto "bisogna stare con tutti". SBAGLIATISSIMO! Deleterio, oltre che falso visto che a scuola bisogna stare con quei 25-28 (che non sono "tutti") e per anni. Si dovrebbe dire piuttosto "devi stare con questi 25-28 per forza".

sabato 25 giugno 2011

Ho trovato un post interessante...

Questa mamma racconta come il primo anno delle medie della figlia fosse cominciato con una evidente depressione della ragazzina, poi un fatto agghiacciante: la bambina assiste al suicidio di un compagno più grande.
Qui cambia tutto: questo fatto scosse le coscienze dell'intera scuola, i compagni smisero di emarginarla e sminuirla (mi sa che si chiama mobbing!), i professori di "giudicarla introversa e asociale"... improvvisamente sguardi amichevoli da ogni lato!
E, guarda guarda, le doti intellettuali della bambina si sono dimostrate ottime... in passato ho scritto parecchio sulla sofferenza del bambino dotato a scuola.

Cosa penso?
Che è stata fortunata.
http://it.paperblog.com/l-esame-di-terza-451455/

C'è stato un altro suicidio, purtroppo, un dodicenne nel ragusano. Nell'articolo del corriere che ho linkato nella pagina del blog "notizie di scuola" si accenna che "Proprio la provincia di Ragusa, qualche anno fa, era balzata alla ribalta delle cronache nazionali per una serie di suicidi a catena avvenuti in una scuola media del capoluogo".


PS: caspita, le brutte notizie piovono più velocemente dei miei post sull'homeschooling! Corro a pubblicare due bei disegni di Sorellina!

lunedì 16 maggio 2011

Una gioia stare insieme

Che bello! Ho portato le mie cucciole al mare così: passeggiatona di oltre 40 minuti col passeggino (uno solo per Sorellina, ma poi hanno fatto a turno) ed esplorazione della parte vecchia della città con vicoli e case di forme impossibili per via di sezionamenti ereditari e ampliamenti in tutte le direzioni. Stessa passeggiata al ritorno. Bambine contente, collaborative al massimo, e poi in spiaggia... grandi performance di capacità sociali! Ho ricevuto dei complimenti da un paio di mamme, e mi sono gustata la sorpresa alla notizia che non sono andate a scuola.

Con una di queste mamme ho dialogato a lungo e ci siamo scambiate il cell. Mi ha raccontato che la figlia di anni 5 ha cominciato a vomitare dopo i pasti a scuola, non lo ha detto alla mamma (per il senso di colpa trasmessole dall'educatrice), la mamma se n'è accorta dai vestiti sporchi di vomito: vomitava perchè alimentata forzatamente. La stessa mamma ha deciso di rispettare il desiderio della figlia di non fare la recita scolastica perchè, mi ha detto, non era un capriccio ma una sua precisa e consapevole volontà di non fare la sua parte nella recita, la volontà di non partecipare per forza.

Proprio ieri, invece, un familiare ha fatto la considerazione che i capricci di Superbimba troverebbero maggiore "contenimento" andando a scuola... Già, chi non sa che non ci va facilmente ci resta secco quando lo sente dopo aver già fatto i complimenti (numeri in inglese, conta, legge in maiuscolo e parla-gioca-corre con tutti), chi lo sa cerca i difetti e li attribuisce solo al fatto che non va scuola. Ha 4,10 anni e fa i capricci, a volte per mangiare, a volte per vestirsi, a volte quando le nego Pippi al computer... e allora?

Così è la vita, a volte va tutto liscio, a volte meno, ma le soddisfazioni dai figli arrivano!
Superbimba sul tappeto elastico: "aspetta un momento, non saltare finchè entra mia sorella.. ecco Sorellina siediti qui vicino a me che aspettiamo il nostro turno per saltare, va bene?"
Sorellina "Sì Tai", dove Tai=il nome di Superbimba.
Conseguenza: una mamma molto compiaciuta, altre mamme commosse.

sabato 23 aprile 2011

Nuove parti del blog

Sto cominciando a mettere dei pulsanti sul blog (finalmente!), che oramai è diventato piuttosto complesso, per ordinare i contenuti e rendere agevole trovare post di qualche tema di interesse specifico anche se sono stati pubblicati due o tre anni fa.
Ho cominciato con la paginetta sull'inglese, prima di cominciare la 3^ asilo in scuola familiare per Superbimba vorrei fare un pulsante per ogni materia.

Poi ho inserito le notizie sulla scuola. Da un paio d'anni ho attivato google alert e ricevo articoli con le parole chiave "suicidio" e "scuola". Le parole sono contenute negli articoli, anche separatamente perciò ricevo tutte le notizie di scuola e tutte le notizie di suicidi.

Non è una bella pagina. A scuola accadono cose da codice penale ma i protagonisti sono bambini...
Ho messo le prime tre notizie agghiaccianti che ho trovato nella posta, di queste prime mi ha impressionato di più il bambino di 6 anni che, picchiato con calci in pancia da altri bambini, torna a casa e NON DICE NIENTE finchè non si sente male il giorno dopo.

In origine avevo attivato questo google alert per verificare una mia sensazione: è vero che la scuola in quanto scuola(pareti, persone chiuse in stanzoni) quale ambiente stressante perchè innaturale e vissuto "senza alternative" può diventare il centro di un'esperienza di sofferenza psichica? La risposta che molti adolescenti soffrono già per conto loro porterebbe ad una discussione aerea , invece, la conta dei suicidi è un numero che corrisponde ad una realtà concreta (non probalibità statistica di evento futuro, fatti già accaduti), meglio ancora se il movente è stato lasciato per iscritto dalla vittima.

Per farla breve, la mia sensazione è che moventi del suicidio come un brutto voto, un rimprovero, il sentirsi isolati dai compagni (cosa vuol dire "bisogna andare a scuola per imparare a stare con tutti"? Si può stare in mezzo ad una folla senza rivolgere parola a nessuno) siano una fetta importante di tutti i moventi di suicidio tra minorenni.
Le mie sensazioni vanno oltre: è vero che la sofferenza scolastica è particolarmente intensa prima e dopo Natale, tra Pasqua e l'imminente fine dellanno scolastico? Come se la vicinanza di una tregua portasse a rilassare le difese, la realtà dell'imminente ritorno in trincea portasse alla disperazione.

sabato 24 aprile 2010

Homeschooling finchè potrò: IO abito di fronte all'asilo pubblico.

I bambini stanno bene coi bambini... che stress 'sta frase! Mi viene ripetuta spesso, otto volte su dieci quando scoprono che Superbimba non è andata all'asilo quest'anno, e non l'ho iscritta per il prossimo!
Mica dico che non sia vero! Dico solo che l'asilo non è stare liberamente con altri liberi bambini!
Non c'è solo bisogno di stare insieme e sicuramente non di stare per forza insieme ad altri coetanei nati nell'arco dello stesso anno, c'è anche bisogno di uno spazio che sia il proprio, di rispetto dei propri momenti di concentrazione, di silenzio... e come dice Holt "di momenti in cui non c'è niente da fare".
L'asilo è moooolto lontano dall'essere un luogo naturale, sono stanze fondamentalmente vuote (si puliscono prima) con oggetti che sono di tutti (quindi di nessuno, è più facile non litigarci) e quindi riempite di bambini. Il tempo è strutturato in modo che il pranzo ed il riposino siano al centro della giornata dei bambini, le poche attività guidate che si fanno con enorme fatica e spreco di voce per farsi sentire sono oltremodo alla portata di tutti e questo potrebbe anche andare bene, salvo che... mi pare di vedere mia figlia con l'insegnante che le chiede "allora Superbimba, la mela è RO...RO..." e lei che gli dice "VIOLA!" giusto per reagire!

Ora sono andata ad abitare davanti all'Asilo pubblico (proprio io, che destino!), dalle mie finestre sento sempre urlare, ogni tanto una voce adulta urla più forte (sarà mica naturale vero?), quando sbircio passandoci proprio davanti vedo bambini che corrono e 1-2 adulti che li guardano da seduti (mia figlia ha anche bisogno di correre, ma non dalle 9 alle 12 o peggio dalle 9 alle 16,30! Tutti i giorni!) . Una volta ho sentito provenire della musica... altissima, beh...
Ora faccio un post dei miei personali ricordi di asilo, perchè quando ci vuole ci vuole!

mercoledì 17 febbraio 2010

Socializzazione: meglio il tempo pieno allora!

Detto da me che non vorrei nenche mandare le mie bimbe a scuola sembra un controsenso, ma io prendo tutto in considerazione.
Da testimonianza di una mia vecchia amica pure lei mamma, apprendo che il suo bambino in prima elementare ha un paio d'ore di tempo per giocare coi compagni: dal pranzo alla ripresa delle lezioni. Due ore preziose di gioco libero. Se frequentasse solo la mattina la madre non avrebbe il tempo di portarlo a giocare altrove (e dove poi?).
A parte queste due ore di gioco libero il resto non consente di socializzare granché: quando? Al cambio dell'ora? Alla ricreazione di 15 minuti?
Se l'alternativa al tempo pieno è un figlio unico chiuso in casa, voto il tempo pieno.
Ecco, alle mie bimbe non vorrei togliere queste due ore di gioco risparmiandogli però tutto il contorno: lezioni, lezioni, lezioni... voti, voti, voti...

martedì 28 luglio 2009

Ci sento benissimo

Ho una vicina di ombrellone che manda i figli alla scuola steineriana e faccio tanto di cappello!
Ho un'altra vicina di ombrellone che, come la maggior parte, ha una nipotina di 6 anni (la chiamerò Paola) che va alla scuola pubblica. Ecco l'episodio.
Appena conosciute Superbimba non si è comportata proprio bene con questa bambina, ha tirato un po' di sabbia, ma non è questo anche perchè non l'ha più tirata. Paola è anche figlia unica e andando a scuola dove sta con bambini strettamente segregati in base all'età anagrafica, non è abituata a stare con bambini più piccoli e si è presto stufata di essere frequentemente interrotta dai vari "cosa fai? Adesso anch'io"..e relativo capriccetto.
Giorni dopo Paola ha una amichetta di sette anni (questa la chiamo Carla) sotto il suo ombrellone, mentre metto le borse sotto il mio sento che Carla dice a Paola: "E' quella la bambina?". E Paola risponde "Sì". Bene, Paola ha parlato male di Superbimba a Carla, prima ancora che Carla potesse conoscerla.
Attraversando il viale del campeggio poi ho visto Carla che sostava con altri bambini vicino ai bagni e mentre mi allontanavo ho sentito che diceva loro:"Quella lì tira sempre la sabbia".
Poi un altro giorno Paola e Carla giocavano a fare le streghine (coi giochi di Superbimba) e in un momento in cui ero un po' più lontana ho sentito Paola dire a Superbimba "Tu non sei una streghetta", e ieri infine ho sentito che mentre Superbimba si allontanava col nonno per fare il bagno Paola ha detto a Carla "Finalmente se n'è andata quella p******".
Nessun problema, non si può essere simpatici a tutti ma è molto brutto che Paola e Carla usino l'antipatia contro Superbimba per rafforzare la loro amicizia, per sentirsi più simili tra loro. E' scuola di mobbing, queste cose si imparano a scuola più del leggere e scrivere.
Paola, infatti, legge stentatamente lo stampatello maiuscolo.
Paola a Carla, del resto, giocano insieme ma non si voglio bene e non collaborano: ogni loro gioco è veramente stressante, è tutto un "Io sono più grande di qualche mese, tu non sai lanciare la palla...", sono sempre lì per litigare di brutto e per interrompere il litigio sul nascere Paola dirige la tensione su Superbimba cercando l'approvazione di Carla.
I bimbi della scuola steineriana non hanno mai fatto così eppure li osservo e ascolto (io, ci sento benissimo), il loro ombrellone è sempre pieno di amichetti di varie età.
Deciso: niente asilo, domani attaccherò un volantino in alcuni negozi strategici per bambini.

lunedì 10 novembre 2008

Due storie di teneri angioletti che crescono

1) Ho saputo oggi di un episodio accaduto alla festa di compleanno di Superbimba.
Ad un certo punto una bambina (anni 6, prima elementare quest'anno) si è messa a piangere e la mamma di un'altra ha spiegato sommariamente che l'aveva sgridata perché l'aveva vista trattar male la sua di bambina (anni 2, come superbimba). Ecco l'intero episodio:
La bambina di 6 anni, teneva in mano una confezione di caramelle e la piccola di 2 anni ne voleva una. La signorina di 6 (dopo tre anni di materna dalle suore...) ne ha prese un po', le ha tirate per terra e le ha detto "Tu mangia quelle per terra" e la piccolina stava per farlo.
Oltre alla cattiveria è da rilevare che l'angioletto seienne ha avuto la malizia di comportarsi così mentre tutti gli adulti erano distanti dalla scena e la mamma della bimbetta duenne ha sentito la frase orrenda rientrando nella stanza dopo una veloce telefonata al cellulare.
Bene, complimenti...
Questo è quello che imparano i bambini a scuola: che non è importante comportarsi bene, è importante comportarsi bene finché ti vedono gli adulti, anzi, alcuni adulti (solo quelli che sgridano perchè gliene importa qualcosa). Sono arcisicura che la mamma dell'angioletto stenterebbe a credere che la sua bambina possa essersi comportata così.
Ecco cosa ha imparato alla materna rinomata della città: a escludere chi non gli piace per x motivi (che so, colore dei capelli?), ad aspettare di non essere vista per fare certi gesti.
Questa è la normalità della socializzazione a scuola: tu sì e tu no, maestre che non possono vedere perchè i bambini sono tanti o che, se vedono, non intervengono, zero possibilità di interiorizzare autentici valori.

2) Una mamma mi ha raccontato dell'incontro dei genitori della classe di seconda materna (scuola comunale).
Per farla breve, tranne lei stessa e un altro paio di mamme, tutte si sono lamentate dei cerotti e dei pianti dei loro bambini. Nei momenti di gioco libero in cortile tutti si picchiano, persino le bambine. Alcuni genitori di bambini picchiatori si sono disimpegnati dicendo, ad esempio, che i loro piccoli di anni 4 hanno imparato a menare dal fratello maggior... e allora? Che vuol dire?
Le maestre durante l'incontro hanno detto e ribadito, tutte unite, che loro non hanno visto niente.
La mamma che mi ha raccontato dell'incontro, visto che il suo bambino non è coinvolto né come vittima né come aggressore, si è tirata in disparte dalla discussione.
Sono in TOTALE disaccordo con
- la mia amica che se ne lava le mani: che cosa vede suo figlio ogni giorno? Bambini che si picchiano, adulti che non intervengono. Cosa potrà interiorizzare? Che se non sei direttamente interessato meglio non intromettersi. Cos'è questa? Una scuola di mobbing?
Io preferisco insegnare ai miei bambini oltre al rispetto assoluto (alle mani non si arriva mai, punto e basta), che i deboli vanno difesi sempre come si può.
-metà degli altri genitori: è chiaro che il genitore di quello che mena è meno preoccupato (e che in fondo non ne sia addirittura orgoglioso) di quello che ha il figlio che le prende tutti i giorni...
-le insegnanti.
La ricreazione non è un momento di anarchia totale, l'adulto non deve sparire MAI. La prepotenza deve essere punita SEMPRE, solo se le regole valgono sempre possono essere interiorizzate, altrimenti i bambini imparano a mentire (mi ha rubato il pupazzetto! Non è vero, me lo avevi regalato), a sputare sul compagno quando la maestra non vede....

mercoledì 24 settembre 2008

Esempio di rifiuto dei propri sentimenti sotto una pressione sociale

Invitai una cara amica (lo so che ti riconoscerai se passi di qua, un bacio) un sabato sera. Più che trentenne mi rispose qualcosa come "no, grazie ma è un periodo che LORO mi invitano quando si trovano e se mi telefonano a casa e non mi trovano perché sono uscita con te HO PAURA DI PERDERE TUTTO".
La scelta delle parole fa venire i brividi. Comunica una profonda infelicità, tuttavia andare con LORO era ciò che desiderava come fosse felicità allo stato puro.

Non dico che la scuola sia la causa di queste dinamiche, dico che certamente non ha aiutato la mia amica (peraltro scolarizzata al massimo grado) nel formarsi una autostima che sopporti di non essere dei LORO.

domenica 3 agosto 2008

Gesti solo esteriori

In teoria i giochi di squadra (come le ricerche di gruppo) potrebbero essere occasione e strumento per educare ai valori della democrazia, della cooperazione e della tolleranza: tutti elementi di un buon adattamento alla società, ergo di una buona socializzazione.
Un' insegnante di ginnastica, ad esempio, sceglie due capitani, i due capitani scelgono a turno i loro giocatori tra i bambini della loro classe e le due squadre cominciano a giocare. Un osservatore superficiale potrebbe sentirsi soddisfatto del risultato, quello che si vede sono due squadre che giocano. Ma cosa stanno vivendo i bambini?
L'adulto, presente-coerente-sensibile, potrebbe scegliere preventivamente i membri delle due squadre secondo principi suoi (parità delle forze in campo) e senza dare troppe spiegazioni, tra le due squadre tutti potrebbero fare a turno il capitano trasmettendo così il messaggio che un bravo capitano vince con la squadra che ha (non con quella che non ha o quella che vorrebbe avere) dove ciascuno fa la sua parte come meglio riesce: è cruciale saper valorizzare il contributo di ciascuno, non decidere chi scegliere e chi escludere.
Invece... l'insegnante di ginnastica fa fare il capitano sempre ai soliti, che scelgono ed escludono sempre i soliti... una, due volte, non occorre arrivare alla terza perché i bambini interiozzino che i primi son sempre primi, ed essere scelti per ultimi nella squadra di calcio assume significati che vanno oltre l'essere bravi o no con il pallone (che di per sé, chi se ne frega!). L'osservatore superficiale vede due squadre che giocano, andando in profondità ci si accorge che quell'esperienza, se non è guidata da un adulto presente ed intenzionato ad educare ai valori della democrazia, della cooperazione e della tolleranza, non fa che sottolineare le diversità tra i bambini e rafforzare la gerarchia di quel gruppo.

lunedì 21 luglio 2008

Il signore delle mosche

Mi sono imbattuta in questo romanzo del premio nobel per la letteratura William Golding quando ancora non pensavo alla scuola familiare (scuola paterna, in america dicono homeschooling): non ero nemmeno fidanzata in quel periodo.
Mi colpì moltissimo e volli vedere anche i due film che ne furono tratti.
Ho saputo che il ministero dell'istruzione lo ha inserito nelle letture consigliate ai ragazzi per conoscere e combattere il bullismo.

L'autore
Con piacevole sorpresa ho saputo che W. Golding, prima di dedicarsi interamente alla scrittura,
è stato maestro in un asilo steineriano e poi insegnante elementare: è dalla sua esperienza con i bambini che nasce questo inquietante romanzo.

La trama
Un aereo trasporta in un luogo sicuro una scolaresca di inglesi "per bene", di buona famiglia, mentre è in corso un conflitto mondiale. L'aereo precipita in un'isola deserta e bellissima dove non manca di che vivere (c'è l'acqua, frutta, maiali) e gran parte dei bambini sopravvive indenne all'impatto. I bambini si trovano da soli, senza alcun adulto; hanno un'età che può variare dai 5 ai 12 anni e si capisce che la scuola che frequentavano doveva essere di quelle di impostazione un po' militaresca, con gerarchie e ruoli ben definiti: il capoclasse, il capocoro, il caposquadra...ecc.
Sembra naturale che bambini così civili eleggano un capo tra i ragazzi più grandi, un capo che pensi ad accendere un fuoco visibile da una eventuale nave di passaggio, però...
Dopo un inizio entusiasmante ed avventuroso, rapidamente gli antagonismi tra i ragazzi, lo scontro di diverse personalità, l'invidia dell'intelligenza (guarda caso il meno dotato fisicamente è il più intelligente) portano la piccola comunità al tracollo e in un crescendo di violenza, incapaci di intendere cosa stanno facendo, all'omicidio. Il primo bambino muore per via di un fuoco mal controllato, il secondo sbuca di corsa dal buio e viene ucciso dal gruppo impaurito (si capisce bene che qualcuno colpisce senza vedere, ma qualcun altro ha riconosciuto la figura umana e colpisce lo stesso), il terzo viene ucciso deliberatamente alla luce del giorno davanti a tutti: si tratta proprio del saggio Piggy. Il capo eletto democraticamente, ormai solo, verrà cacciato come un animale da tutti i bambini rimasti al seguito del più forte. Si salverà grazie alla provvidenziale ricomparsa degli adulti giunti sull'isola per salvarli.

Considerazioni
La penso proprio come W. Golding, in un gruppo molto numeroso di bambini può solo emergere il più forte, cioè il più violento. Penso che la cosiddetta socializzazione secondaria di cui dovrebbe essere teatro la scuola, la socializzazione nel gruppo dei pari (un gruppo omogeneo, senza gerarchie), nella scuola non possa avvenire se non per un caso del tutto fortuito. Il gruppo dei pari non esiste. Quando i bambini o le bambine sono in 4 o 5, sono già abbastanza perchè non appena l'adulto volta le spalle uno di loro si imponga come leader... e quando il leader fa la battuta, tutti devono ridere. Certo che "in natura" può costituirsi un costruttivo gruppo di pari tra bambini (vedi il variegato ombrellone di bambini che ho tirato su al mare, 6 bimbi + la mia Superbimba, tutti di età diversa), ma non è detto che siano proprio quei 3 nati lo stesso giorno, quei 4 vicini di banco... tanto meno quei 20 della classe o quei 500 della scuola. La scuola compone le classi unicamente in base all'età anagrafica dei bambini, affidandone una ventina ad un solo adulto.
Credo anche che la sensazione di grande peggioramento della scuola sia sul fronte della disciplina che sul fronte della didattica che ci testimoniano i nostri vecchi non sia affatto retorica. Il peggioramento della didattica è oltremodo evidente (facciamo fare in quinta elementare l'esame che hanno fatto i nostri nonni negli anni '50? Proviamo?), quello della disciplina forse un po' meno: del bullismo sento troppo dire che "c'è sempre stato"... Almeno un tempo gli insegnanti non sparivano alla ricreazione e se c'erano dei problemi disciplinari questo era un disonore per la famiglia che collaborava di più con la scuola. Non sono certo le bacchettate che si devono rimpiangere, ma la costante presenza dell'adulto: se l'adulto sparisce le peggiori dinamiche di gruppo non tardano ad instaurarsi, se l'adulto sparisce il disabile finisce su youtube.